Trama handmade è un marchio di gioielli artigianali, interamente realizzati a mano; nasce all’interno dell’associazione culturale “Trama - Mani che raccontano”, che opera con l'intento di valorizzare e diffondere le pratiche e le tecniche della tessitura tradizionale (con particolare attenzione alla tecnica del macramè e della tessitura a telaio), e punta a inserirsi all'interno dell'artigianato pugliese di qualità, più specificamente dell'artigianato salentino. 

Le mani sono soggetto e oggetto di un racconto, che portiamo avanti nel corso della nostra attività, che oltre alla vendita di gioielli tessili realizzati interamente a mano nel nostro atelier, prevede attività laboratoriali, e un lavoro di ricerca sul campo, alla ricerca di figure femminili che ancora continuano a portare avanti la tessitura tradizionale. Potete seguire le attività dell’associazione sul sito: www.manicheraccontano.it

La nostra attività è fortemente legata al territorio in cui operiamo, che è il Salento, Puglia del sud, alla sua arte, alla sua cultura e alle sue tradizioni.

Il macramè è un'arte che ritroviamo nel Salento ma la sua storia viene in realtà dall'Oriente: si pensa infatti che il termine macramè derivi dalla parola araba, usata nel XIII secolo, migramah (frangia). Un'altra scuola di pensiero sostiene che venga dal turco mahramatun (fazzoletto) o makrama (asciugamano o fazzoletto per il capo ricamato), e che fosse un modo per terminare i lavori di tessitura utilizzando i fili in eccesso nella parte superiore e inferiore, creando delle frange. In Italia comincia a diffondersi intorno al XVI-XVII secolo, principalmente nei conventi e nei monasteri, dove vengono create frange ornamentali per lenzuola, asciugamani, tovaglie ecc. che andavano a far parte dei corredi da sposa ed arredi ecclesiastici. Essendo fortemente legata alla tessitura a telaio, è andata scomparendo insieme alla prima.

Il telaio tradizionale salentino, di origine antichissima, funzionava a pedali, aveva forma rettangolare ed era fatto generalmente con legno d’ulivo. Per secoli, filatrici e tessitrici hanno tessuto ricami, merletti e pizzi, tovaglie, copriletti e asciugamani, corredi di pregio, tramandando l’esperienza artigianale di madre in figlia.Ogni famiglia, appena agiata, disponeva di un telaio per tessere. Spesso era consegnato in dote alla sposa o passato dalla madre alla figlia sposata per provvedere per tempo alla dote della nipote.La tela che si otteneva dal telaio proveniva dalle fibre vegetali (cotone, lino e canapa) e dalla lana delle pecore salentine, la cosiddetta moscia leccese, caratteristica per la consistenza fibrosa e più adatta per realizzare panni ruvidi e tappeti, o per tessere “lu sciallu”, lo scialle per coprire il capo.  Si tesseva generalmente cotone per lenzuola, stoffa per camicie, asciugamani, fasce per neonati.

Abbiamo individuato nei rituali di una conoscenza che ci precede, e che riconosciamo, il valore da cui ricominciare, mettendola al centro della nostra visione commerciale. Le nostre mani si muovono al ritmo di una nuova visione: far rivivere storia e tradizione in gioielli contemporanei. Questo è il nostro valore aggiunto.

Allo stesso tempo crediamo sia fondamentale ripensare i processi produttivi in modo etico e sostenibile, contrastando la produzione standardizzata e di massa, spesso delocalizzata, lavorando sulla qualità del made in Italy, e soprattutto ripartendo dal nostro territorio.

Cerchiamo inoltre di collaborare con realtà che operano nel campo del sociale, come Made in carcere, e di coinvolgere nel processo produttivo categorie più “deboli” come i rifugiati e richiedenti asilo.

 

 

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